I Marketplace e l’Arte di essere italiani.
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I Marketplace e l’Arte di essere italiani.

Vendere online sui MarketplaceMi piace consigliare libri, recensirli, prestarli al mio gruppo di lavoro per condividerne impressioni e opinioni. È anche – ahimè – un ottimo modo per perderli, e non di rado ho dovuto riacquistarli.

In questo caso, il libro di cui parlo è arrivato nella mia libreria per acquisto erroneo. Cioè stavo cercando qualcos’altro, per l’esattezza un libro sui marketplace, e mi sono imbattuto in questo che sì, parla di marketplace, ma si presentava come testo per le microimprese, che non è la mia ottica. Poi in parte per il prestigio della casa editrice (Hoepli), in parte per la prefazione dell’amico Mariano Diotto, mi sono deciso per l’acquisto. Male non fa, mi sono detto.

Talvolta, però, succede che l’obiettivo dell’autore, per umiltà o per timidezza, sembri molto circoscritto, mentre poi alla lettura si aprono degli orizzonti di riflessione notevolmente più ampi.

Questo è il caso. In questo libro, pur nello spazio di poco più di 130 pagine, si tocca un tema fondamentale: quello del tessuto imprenditoriale italiano, fatto per la gran massa, pari al 95%, da artigiani e aziende con meno di dieci dipendenti. E questo si sa.

Cos’ha in comune questa pletora di artigiani e partite IVA? In passato mi sono posto simili domande nel settore turistico, dove ho lavorato per dodici anni. Viviamo in un paese dove l’attributo più appropriato è probabilmente bellezza. La bellezza non è soltanto legata alla presenza di oltre cinquanta siti patrimonio Unesco, borghi ameni, cittadine medioevali e rinascimentali disseminate ovunque e monumenti a ogni angolo.

La bellezza è un’attitudine.

I monumenti del made in Italy non sono solo quelli del passato che possiamo ammirare, ma anche quelli del presente fondati – scusate il tono costituzionale – sul lavoro. E quindi le eccellenze agroalimentari, l’artigianato, il design, l’oreficeria, l’arte del tombolo, la liuteria, anche l’accoglienza (in senso turistico) e così via.

Queste eccellenze meriterebbero una visita tanto quanto un monumento storico. Ma, e questa e l’ottica del libro in parola, meriterebbero soprattutto di essere vendute di più. L’artigiano medio tuttavia è tanto giustamente fanatico e attento in termini maniacali rispetto alla qualità, bellezza e perfezione del proprio prodotto, quanto spesso ignorante (in senso letterale non dispregiativo) rispetto alle opportunità di promozione e vendita derivanti dai moderni canali digitali.

L’artigiano italiano è l’esempio perfetto per la teoria della coda lunga di Chris Anderson: prodotto di nicchia di altissima qualità fabbricato in un numero limitato di pezzi.  O lo vendi a chi passa davanti alla bottega, o lo vendi in tutto il mondo grazie al commercio elettronico.

Che tipo di e-commerce, proprietario o marketplace? E da qui si snoda l’interessante seconda parte del libro che confronta i costi e il diverso approccio derivante dalla legittima ambizione di possedere un e-commerce proprio ai vantaggi di avvalersi di centri commerciali virtuali esistenti.

Aperti, chiusi, generalisti o verticali, i marketplace costituiscono un’interessante opportunità anche per avvicinarsi al mondo digitale per poi fare eventualmente scelte future più articolate. E, infatti, il libro termina con una ricca mappa di marketplace suddivisi in settori e aree geografiche.

Di più non dico, perché chi fosse interessato all’argomento, può facilmente acquistare il testo. Quello che invece mi sento di aggiungere è una breve riflessione. Purtroppo mentre sto scrivendo quasi metà della popolazione mondiale è chiusa in casa per via del Coronavirus. Questo stop è un colpo drammatico per le partite Iva e le microimprese italiane. A parte auspicare l’arrivo dei tanto sospirati aiuti europei, oltre che del governo nazionale, spero che questo periodo possa aiutare ad affinare le idee e ritornare al mercato con approcci innovativi e coraggiosi.

Link utili: mappa marketplace

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