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Fuga da Facebook

Fate piano! E non vi allarmate! Fuga da Facebook è semplicemente il titolo di un libro di Marco Camisani-Calzolari, edito da Carte Scoperte ed uscito qualche mese fa. Io l’ho letto adesso e non avendo il tempo di andare alla libreria Hoepli di Milano tutte le settimane come facevo una volta, va da sè che leggo i libri in ritardo sulla loro uscita.

Torniamo a Fuga da Facebook.

Dietro questo titolo apparentemente “anti-consumismo” (o “consumeristico” come si diceva una volta) ci troviamo invece di fronte ad un testo molto equilibrato. L’autore si capisce ci mastica davvero di digital marketing e si pone diciamo così in una posizione mediana tra il fideistico ottimismo di tutti quelli che basta dire social network e qualunque cavolata va bene, ed i detrattori tout court, per i quali qualsiasi forma di integrazione sociale digitale è un’emanazione del grande fratello di Orwelliana memoria.

Le cose che ho apprezzato di più di Fuga da Facebook sono: brevità (100 pagine), si legge in una notte insonne e senza amore; focus sull’argomento senza ampollosità e digressioni; svariate citazioni di ricerche recenti con ampi stralci riportati direttamente nel libro (evviva!).

E gli argomenti? Non li dico tutti altrimenti vi tolgo il piacere della lettura… ma citiamone alcuni.

Ad esempio l’autore dimostra la vana prosopopea di chi si riempe la bocca della parola ROI senza conoscerne veramente il significato, o pensando si possa valutare i social media sulla base di un presunto “utile” senza considerare che gli utenti che usano Facebook sono li per divertirsi, svagarsi, parlare con gli amici, prendersi appuntamenti, invitarsi a feste o alla prossima immersione subacquea… non sono certo li per acquistare, fare dei focus group sulla marche o dare punteggi ai prodotti! D’altra parte molti gestori di pagine aziendali su FB fanno di tutto per aumentare i fan, quasi fosse un obiettivo a sè stante dimenticandosi che il cammino da fan di una fanpage ad acquirente è lungo e tortuoso se non si hanno le idee chiare.

Oltre a ciò l’autore mette in luce alcuni aspetti poco conosciuti. Al esempio il fatto che non sempre dietro ai “mi piace” c’è il click di una persona, oppure il fenomeno dei followers finti. Anche il fatto che – nonostante lo strumento sia dichiaratamente gratis – una fonte di guadagno è la promozione dei post che nella media raggiunge solo il 17% dei fan, è oggetto di riflessione.

Ma il punto dell’autore di Fuga da Facebook non è quello, sic et simpliciter, di mettere in guarda da Facebook o da altre piattaforme social.

L’ottica è comunque un’ottica professionale che porta il lettore verso la fine del libro a considerare una strategia globale dove il social sia una componente (importante sì, ma una componente) che veda nella “casa della Marca” il punto focale. Per trasformare accessi in conversioni, fan in clienti, bisogna ricondurre le persone (persone ho scritto) al”ovile dell’azienda, cioè a quel luogo (il sito ufficiale per esempio) dove la marca ed i suoi prodotti parlino francamente, mostrando prezzi ed opportunità, offerte e conversazioni sui prodotti, spazi per l’aftersales o per chiedere istruzioni. A questa strategia (back home strategy la chiama il Camisani-Calzolari) vorrei solo aggiungere i valori della marca ed il posizionamento distintivo e differenziante dei prodotti, giusto per dare un pizzico di marketing“tradizionale”.

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Attualità Web

Il Web e l’illusione “democratica”.

Se da una parte il ruolo – ad esempio – di twitter nella primavera araba ha stimolato l’idea che ogni nuova tecnologia (in particolare internet o mobile) possa portare la società ad un livello più alto di democrazia e giustizia, dall’altro analizzando approfonditamente il mondo social scopriamo che non sempre il web porta ad un ampiamento così sostanziale della partecipazione.

All’interno del mondo social vale ancora la regola dell’ 80/20, per cui un gruppo piccolo di utenti heavy user è in grado di influenzare e stimolare la platea più ampia. Così Trip Advisor, dove alla fine molti “pareri” su hotel e soggiorni sono riconducibili ad un gruppo di attori attivi molto più circoscritto rispetto al numero di utenti che usufruiscono del servizio.

Chi fa del web una bandiera politica, poi impone più di altri un rigido controllo delle informazioni e delle libere espressioni dei propri adepti,  e non serve far nomi.

Più noi traduciamo in pixel la nostra quotidianità, dando vita alla propria identità virtuale, più il web appare come una rappresentazione fedele dei pregi e difetti, delle grandiosità e delle meschinità che contraddistingue la vita reale.

E’ più veloce, abbatte le dimensioni spazio-temporali, fa circolare le idee… ma sul fatto che la maggior circolazione delle idee porti sic et simpliciter ad una società più giusta e più umana… penso ce ne voglia, bisognerà vigilare attentamente.

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SEO di John Jerkovic

Dalla buona libreria Hoepli, che è il mio angolo di ricerche, è saltato fuori questo libro non recentissimo (ho in mano l’edizione 2011) su un argomento che suscita in me sempre vivo interesse: la SEO (serch engine optimization). Premettendo che è un po’ un controsenso leggere un libro sulla SEO, visto che parliamo di un mondo veloce, dove Google cambia qualcosa nell’algoritmo praticamente tutti i giorni, dove le persone che se ne occupano professionalmente fanno uso di blog e consultano forum quotidianamente… ciononostante ho comprato questo libro del quale dico che:

– Difficilmente potrà interessare il SEO professionista, per i motivi sopra descritti.

-Risulta però un compendio molto ben organizzato di tutto ciò che influenza la visibilità: la scelta del dominio, i fattori interni al sito e quelli esterni, i social media, dà una visione panoramica dei motori di ricerca e di come funzionano, tratta anche altri aspetti del web marketing come il PPC, il link building, dedica un capitolo al controllo dei risultati. Quindi – in buona sostanza – è il libro più completo che ho letto. Alla fine non potrai basarti sui consigli che sono scritti, perché basta il tempo di leggerlo che son cambiate le cose, ma almeno sai quali sono gli aspetti da andare a guardare…

-Rispetto ad altri libri che ho letto, la parte sui fattori interni e su come cercare le parole chiave è fatta bene, mentre mi sembra debole la parte sui link building.

– Sa sai l’inglese sarebbe meglio leggere l’originale, perché la traduzione italiana è un po’ frettolosa e sommaria.